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Le rievocazioni della Guerra di Secessione Americana andranno a scomparire?

Con la caduta del generale confederato Robert E. Lee termina la battaglia. Viene colpito al cuore e si accascia a terra di petto.

Siamo in piccolo parco cittadino.

Adam Justus, 27 anni, è seduto ad un tavolo da pic-nic ad osservare quell’ultimo massacro. È vestito con abiti della Guerra Civile, da capo a piedi, perfettamente in sintonia con la battaglia che hanno combattuto. L’unico indizio che ci riporta al ventunesimo secolo sono i tatuaggi sulle sue dita e quelli che spuntano dai polsini della camicia.

Adam ha preso parte alla sua prima rievocazione della Guerra Civile solo da quest’anno, spinto da suo padre e da uomini come lui. Di giovani ce ne sono pochi, è più probabile vedere uomini anziani con la barba bianca e con le pance belle piene, tutti vecchi di qualche ventennio dei veri soldati che ritraggono. Una visione un po’ più acciaccata, ma tutto sommato è piacevole osservarli. Avevano ricreato una battaglia fittizia tra il Blu e il Grigio, e se prima parevano nemici fino all’osso ora ridono e scherzano, tutti radunati attorno alle panchine, a parlare del più e del meno. Un attimo di riposo e dopo una breve pausa si ricompongono di nuovo in formazione e lo rifanno come lo hanno fatto per decenni.

Justus sa bene che è tra i più giovani qui. “Sono tutti certi che continuerò a morire con loro”, dice sorridendo. Ma alla luce del clamore suscitato dalle statue confederate nel Sud è probabile che non parteciperà più; teme di essere giudicato un razzista. “La mia generazione non ama confrontarsi. Non vogliono sentire nessun’altra prospettiva della vita. Se ti definisci un conservatore o un libertario, spesso non vogliono neanche più parlarti”.

I grigi all’attacco. (Foto: Daniel Schwen /Wikimedia)

Le rievocazioni della guerra civile sono vecchie come la guerra stessa. Le prime manifestazioni si sono tenute sin dal 1861. Erano una forma di recitazione teatrale “politically correct”, senza sangue. Venivano definite “battaglie simulate” e servivano a molteplici scopi: reclutare nuovi soldati, intrattenere il pubblico e far comprendere alle famiglie il senso di ciò che i loro cari stavano vivendo in battaglia sul vero fronte.

Da quei giorni, le rievocazioni sono cresciute esponenzialmente; dall’onorare le persone irreparabilmente rovinate dalla guerra, le battaglie messe in scena cominciarono ad essere viste come una nuova forma di “storia vivente”. In ogni parte del Paese, quasi ogni fine settimana dell’anno, i partecipanti mettono da parte date e nomi storici e si concentrano su un apprendimento più concreto: dal capire come un soldato si sentiva a correre sull’erba in battaglia, all’assaporare cosa mangiavano i soldati nei campi militari del proprio reggimento, prima di forzare il proprio sonno su un terreno duro e inumano.

Questo è ciò che ha ispirato Samson Moore, un diciassettenne di Perrinton, nel Michigan: una città di sole quattrocento anime. Al contrario dei suoi amici, attratti dai mondi virtuali e sempre connessi con smartphone e videogiochi, lui ha voluto partecipare ad “un’esperienza pratica” della storia americana. I circa duemila dollari che ha speso per il suo vestito dell’Unione e per la polvere da sparo li ha interpretati come parte di un grande investimento per un accrescimento morale e culturale della propria persona; è come spendere per delle gite scolastiche all’estero con lo scopo di visitare i siti storici e i luoghi dell’anima. “Ti senti più vicino al vero soldato che ha combattuto”, dice, “Ne vale la pena”.

Gli appassionati della Guerra Civile mettono in piedi una delle forme più innocue di hobby che si potrebbero fare nel fine settimana, ma ora, dopo la lotta civile di Charlottesville, è etichettato come un divertimento penoso dal quale prendere le distanze.

Un protestante tira un calcio ai resti della statua di un soldato confederato, dopo essere stato gettato giù dal suo basamento in cemento. (Foto: /Washington Post)

I reenactors percepiscono una certa tensione nell’aria nei loro confronti, “E’ tutta colpa dei titoli pessimistici dei quotidiani. Non fanno altro che rilanciare i cattivi sentimenti della Guerra Civile, cavalcando l’ondata di violenza che si è scatenata intorno alla rimozione delle statue confederate e la cooptazione della guerra da parte dei neonazisti.” borbotta Melvin Ely, uno studioso della Guerra Civile del College of William & Mary di Williamsburg, in Virginia. “In questo momento le persone sembrano piuttosto intolleranti riguardo a qualsiasi cosa abbia a che fare con la Guerra Civile. Suppongo che le cose si calmino nel tempo, ma non so se ‘nel tempo’ significhi tra un mese o tra cinque anni. Non so in che direzione stiamo andando”.

Alcuni reenactors temono che il loro hobby possa essere preso di mira. Vengono additati come suprematisti bianchi attaccati alla guerra per difendere l’odio e le forze liberali e vengono accusati di essere dei bigotti con l’unica attenzione rivolta alle battaglie e alle armi. “È davvero triste. È come se il Paese fosse di nuovo diviso”, dice Michael Lechenet, 66 anni, rievocatore dal 1972 di Dowagiac, Mich.

Lorena Morgan, 16 anni, di South Bend, Indiana, ha partecipato a rievocazioni con i suoi genitori da quando aveva 5 anni. Dopo una analisi riflessiva, ammette sconsolata che questo tipo di divertimento culturale “si sta estinguendo, perché le altre persone sono contrarie e vogliono che finisca”. Dice che non ne vale la pena portare avanti questo hobby in età adulta, quando per un semplice divertimento potresti essere accusata di fanatismo. Non vuole essere esclusa dai suoi amici ed essere considerata per quello che in realtà non è. “Ho paura di quanto potrebbero essere cattivi i giudizi”.

Uno dei motivi per cui i reenactors si sentono improvvisamente vulnerabili è il modo in cui l’interpretazione generale della guerra è lentamente cambiata con il tempo. “Ora abbiamo uno spirito esageratamente derbystico” dice Ely “mentre inizialmente, proprio negli anni successivi alla fine della guerra, era tutto l’opposto; c’era una comprensione diffusa che la Guerra Civile fosse stata solo uno spiacevole sputo tra due fazioni, uno screzio. C’era del generale menefreghismo. E questa comprensione minimizzava la centralità della schiavitù nella Guerra Civile, minimizzava tutto ciò che aveva a che fare con la Ricostruzione dell’America, e minimizzava il rallentamento dei diritti civili neri nel XX secolo. Fondamentalmente era percepita solo come una fantasia bianca che coinvolgeva semplicemente una minima parte dei nordisti e dei sudisti.” poi aggiunge: “Facendo rievocazione possiamo ripercorrere la vera storia. Evidenziamo i suoi punti più negativi affichè la storia non si ripeti. E’ fondamentale!”

Rievocatori della Guerra Civile. (Foto: /postandcourier.com)

In queste battaglie ci sono anche reenactors neri. Niente di scandaloso. Loro sono un comparto orgoglioso della comunità della rievocazione e rappresentano i circa duecentomila soldati neri che hanno combattuto per l’Unione durante gli ultimi due anni di guerra. Per quanto riguarda i neri che ritraggono soldati e generali confederati, è anche questa una normale prassi; scelgono di concentrarsi solo sui fatti, evitando interpretazioni.

Wood, 70 anni di Wheaton, Illinois, è uno dei sette Robert E. Lee attivi in ​​tutto il paese. Da pensionato, dopo aver assunto a lungo il ruolo di Sales Manager nella sua azienda, ritrae il generale confederato Lee in alcuni eventi scolastici, nelle biblioteche e in rievocazioni in sette Stati almeno diciotto volte l’anno. Tutto ciò che fa è basato su anni di ricerca sui libri di storia; il suo obiettivo principale è l’educazione e non quella di fomentare pensieri ideologici. “Erano esseri umani”, dice la controfigura di Lee. “Non erano dei.”

Nel frattempo nel Michigan’s Harbour Country, a quasi due ore da Chicago, riprendono nuovamente un’altra battaglia della Guerra Civile. Questa volta i soldati Grigi sono in maggioranza rispetto ai Blu. Appena i Grigi attraversano i binari del treno verso il campo aperto, una esplosione di cannone scatena una grande confusione; venti minuti dopo è l’Unione a cadere sconfitta.

Terminata la simulazione, i capitani di entrambe le parti finiscono nuovamente di parlare di problemi quotidiani che li affliggono, si scrollano di dosso le loro cicatrici di battaglia e vanno ai margini del “campo di gioco” oziando sull’erba.

L’Unione è stata sconfitta (Foto: /thefederalist.com)

Tra i vari discorsi fatti hanno chiarito che i soldati dell’Unione, nella battaglia appena rievocata, rappresentavano solo un piccolo dettaglio nel grande scenario storico. Fantasticando probabilmente altri settantamila soldati immaginari si sarebbero potuti trovare oltre questo campo, in attesa di attaccare mentre la Confederazione si avvicinava a loro. Anche se è l’Unione a vincere la guerra, non significa che debbano vincere tutte le singole battaglie.

I rievocatori cambiano spesso fazione. Si alternano. Bob Fragala, 53 anni, che interpreta il capitano confederato, ammette che è molto più divertente interpretare il perdente. “Qualsiasi vero americano sa che c’è un vero ribelle in tutti noi”, dice. Nella sua fattoria di 57 acri a Mooresville, nel Michigan, ha costruito un intero villaggio dedicato alla Civil War e Apre al pubblico durante le rievocazioni storiche. Impersonare soldati confederati serve per capire la loro storia, che di solito è assente nelle scuole. “Tutti possono dire quanto bene l’Unione abbia fatto, ma si sa sempre poco su ciò che è successo di buono nel Sud. Per completezza anche queste sono le storie che dovrebbero essere raccontate “.

La Guerra Civile è ancora combattuta sui social media, sui giornali e nelle strade. Chiedere una riconciliazione tra le divisioni vecchie di secoli è forse un’utopia, ma alcuni vedono nelle rievocazioni un modo per creare almeno una fratellanza tra le due parti. “È un buon modo per i discendenti del Blu e del Grigio per allentare i nervi tesi e per comprendere al meglio questa guerra avvenuta in un certo contesto storico, totalmente diverso da quello attuale. Stanno imparando la storia americana e lo fanno simulando la guerra che è stato forse il mezzo principale con cui abbiamo scritto la storia americana”, dice Ben Jones, ex membro del Congresso democratico della Georgia e attore di “Dukes of Hazzard”. Lui è anche membro del Sons of Confederate Veterans, un gruppo che lotta per mantenere i monumenti intatti.

Nonostante i suoi valori positivi, anche Jones ammette che le rievocazioni probabilmente andranno a sparire un giorno, come i monumenti che sono crollati nell’estate del 2017.

Di fronte a nuove prospettive culturali e ideologiche, le quotidianità si destabilizzano. Ad esempio, i funzionari di Manassas, in Virginia, hanno voluto annullare la rievocazione della Guerra Civile di questo fine settimana, spiegando in una comunicato che “gli eventi recenti hanno riacceso in questo Paese le passioni della Guerra Civile e i simboli che la rappresentano” e che “la città non vuole peggiorare ulteriormente la situazione”.

Confederati in azione (Foto: /passporttosandiego.com)

“Impariamo a conoscere il nostro passato solo con le rievocazioni. Se riusciamo a farle con un sentimento pacifico di cameratismo piuttosto che con un sentimento di malata ed orgogliosa devozione, allora dovremo farne un’infinità.” afferma Jones.

Infatti, è il cameratismo che Wood’s Lee percepisce mentre parla della sua resa nell’aprile 1865 di fronte a Ulysses S. Grant in Appomattox, Virginia. Messo alle strette, Lee dice di essere stato sorpreso quando il generale unionista Grant all’improvviso decide di graziarlo. Si appropriò dei loro cavalli, ma gli permise di ritornare a casa.

“Il gesto più gentile che io abbia mai ricevuto”, sorride.

“L’ho ringraziato.”

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